La questione orso La questione orso

La ‘questione orso’

Alcuni incontri ravvicinati con l’orso e alcuni incidenti recentemente accaduti hanno riportato all’attenzione delle cronache la presenza dell’orso in Trentino.
È  sorta quindi una ‘questione orso’ con due schieramenti fortemente contrapposti fra chi desidera che l’orso rimanga in Trentino e chi vorrebbe che venisse totalmente eliminato.

Ci sono soluzioni definitive alla ‘questione orso’?

Per dirla con le parole di due studiosi ormai scomparsi, l’orso è un wicked problem[1], una questione difficile, se non impossibile (letteralmente ‘maligna’) da risolvere attraverso un approccio scientifico-razionale, perché tende a mutare nel tempo, a seconda delle condizioni, degli eventi e dei soggetti che via via sono portati a occuparsene.

Una prima lettura di articoli e commenti apparsi sulla stampa ci fornisce già la prova che diversi soggetti, più o meno interessati, percepiscono e affrontano la questione dell’orso da punti di vista spesso molto distanti tra loro. Possiamo immaginare che anche le soluzioni di una questione così sfaccettata emergano in funzione della conoscenza che si crea progressivamente. Questa mutevolezza, peraltro tipica del rapporto tra uomo e natura, ci fa pensare che la questione non sarà mai risolta in via definitiva e secondo tutti i punti di vista, anzi molto probabilmente, ci accorgeremo strada facendo che la questione affrontata non è che un sintomo di un’altra questione (o, più facilmente, di altre questioni).

Ma allora? perché vale la pena trattarla?

Pensiamo innanzitutto che occuparsi della vicenda orso, proprio per come è divenuta in poco tempo questione sociale e ambientale (oltre che economica, sanitaria, ecc.), porti a conoscere di più la comunità e il territorio in cui viviamo e ci dia quindi la possibilità di affrontare al meglio altre questioni, non per forza collegate con questa.

In questo senso l’approccio che ci sembra più utile è quello che punta a coinvolgere nella ricerca di buone soluzioni il maggior numero di soggetti interessati, e nel far questo, aumenta le conoscenze, nonché le alternative, a disposizione di ciascuno.

Spesso si obietta che l’ascolto di tutte le parti in gioco e l’attivazione di un dialogo reciproco tra le stesse comporti un tempo troppo lungo per arrivare a qualcosa di sensato. Ma le nuove Ict ci aiutano ad accorciare i tempi del processo, e a rappresentare al meglio le posizioni in campo, come vedremo tra poco.

Prima va spesa qualche parola ancora sul motivo che spinge un gruppo eterogeneo di professionisti a mettere a disposizione la propria strumentazione allo scopo di moltiplicare e diffondere le conoscenze sulla questione orso. Pensiamo infatti di poter dimostrare per questa via come facilitando l’accesso al dibattito a un’ampia schiera di soggetti possiamo trattare questioni anche spinose, come quelle ambientali o territoriali in genere. La sfida è ottenere, mediante la collaborazione di un pubblico ampio ed eterogeneo, risultati significativi per il trattamento di una questione pubblica, in modo che quest’ultima non sia più percepita come problema.

Bene, ma come si fa?

L’operazione complessiva si sviluppa in 5 fasi:

  1. un questionario online rivolto a tutti, ma proprio tutti, quelli che vorranno contribuire
  2. una serie di interviste a chi per un motivo o per un altro conosce bene la vicenda, sintetizzate e riproposte al pubblico come base informativa
  3. un incontro pubblico su grande scala in cui confrontare le posizioni
  4. un report con i temi salienti su cui ragionare rispetto alla vicenda
  5. una proposta progettuale/trasformativa/riorganizzativa fortemente ancorata su quanto emerso nel percorso
Facciamo quindi appello al senso civico diffuso tra i membri di una comunità che, per spirito collaborativo si prestano a intervenire, dibattere e ricercare vie risolutive.

 

E chi ci aiuta?

La piattaforma on line CitizensTalk di Ymir utilizzata in questa iniziativa è stata pensata per aiutare le persone a dialogare e a tenere presente una moltitudine di aspetti delle reciproche posizioni. Abbiamo quindi strumenti per la sintetica rappresentazione della complessità delle questioni, per favorire il posizionamento della propria idea e per sviluppare la consapevolezza della presenza di idee anche molto differenti tra loro, ma comunque degne di attenzione.

 

[1] Rittel, Horst W. J.; Melvin M. Webber (1973). "Dilemmas in a General Theory of Planning" (PDF). Policy Sciences 4: 155–169