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Mauro Bortolotti:

  • funzionario PAT presso il Servizio per il Sostegno Occupazionale e la Valorizzazione Ambientale
  • ex Comandante dei guardiaccia dell’ Associazione Cacciatori Trentini
  • dagli anni ’90 partecipazione Gruppo Orso – Servizio Parchi PAT
  • ’82-’84 Tesi sperimentale sulla presenza dell’ orso trentino.

 

Dal punto di vista scientifico/ naturalistico, quale voto assegnerebbe al progetto Orso in Trentino ? Perchè?

OTTIMO

L’esperienza trentina rappresenta un’eccellenza a livello mondiale. L’esito non era scontato (es.- nei Pirenei non è andato a buon fine). L’orso è un animale autoctono, che rischiava l’estinzione. E’ stato importante intervenire per tentare un rinsanguamento e dare continuità alla presenza della specie.

Il territorio del Trentino occidentale si è dimostrato adatto e di qualità e la buona qualità del territorio è dimostrata dalla fertilità delle femmine che ancor oggi fanno cucciolate di 2-3 esemplari e dal fatto che gli orsi non si spostano molto.

Dal punto di vista dell'impatto socio-economico / immagine del territorio, quale voto assegnerebbe al progetto Orso in Trentino ? Perchè?

BUONO

L’orso in Brenta c’è sempre stato ed al di là degli aspetti naturalistici, era importante mantenere viva la memoria/interazione in una comunità che da sempre si confronta con questa compresenza. La presenza ed il successo riproduttivo sono sicuramente segni evidenti dell’alta qualità ambientale del territorio e questo non può che essere un bel messaggio per cittadini e turisti.

Va migliorata tuttavia la comunicazione. Una serena convivenza nasce (anche in questo caso) solo dalla conoscenza.

Alcuni hanno pensato all’orso come una diretta opportunità di business, come avviene in Slovenia, dove i cacciatori pagano migliaia di euro per abbatterli, ma questo modello non è applicabile in Trentino in quanto per essere sostenibile / interessante necessita di un bacino di almeno 800/1000 orsi, come in Slovenia, appunto.

A suo avviso quali sono le principali criticità e/o i punti di forza dell'attuale contesto/rapporto uomo - orso in Trentino?

La PAT deve dimostrare all’opinione pubblica di avere la situazione sotto controllo, agendo rapidamente e in autonomia. Questo oggi non è possibile a causa della complessità legislativa e dell’intreccio di competenze in tema orso. In un caso come quello di Cadine, bisognerebbe poter intervenire immediatamente per catturare o anche abbattere l’animale dato che per l’orso trentino non esiste più un problema di sopravvivenza.

Quali i possibili sviluppi?

La PAT ha sviluppato un sistema di controllo completo. Non tanto attraverso i radio collari, ma attraverso vari strumenti e zone di monitoraggio distribuite sul territorio: trappole fotografiche, grattatoi, trappole genetiche, ecc. Si potrebbe dare maggiore visibilità ai dati raccolti, magari sfruttando la tecnologia per rendere disponibili online i dati.

Il Lagorai è una zona poco antropizzata e potrebbe divenire un territorio interessante per decongestionare il Trentino occidentale. E’ però molto difficoltoso un passaggio spontaneo degli orsi verso est perché le barriere (strade, ferrovia, fiumi) sono tali da far desistere anche gli orsi più “esploratori”.

Ora l’orso è sotto i riflettori, ma penso si parlerà molto in futuro anche di lupo (per certi aspetti predatore più insidioso), o altre specie che stanno ri-apparendo spontaneamente.