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Claudio Groff

Attivo nella gestione dell'orso e degli altri grandi carnivori alpini dal 1988. Dal 1995 ad oggi a livello professionale presso il Servizio Foreste e Fauna della PAT.
Ha partecipato alla stesura del progetto di reintroduzione nella seconda metà degli anni '90, dal 2000 al 2003 guardiaparco del Parco naturale Adamello Brenta impegnato a tempo pieno nel monitoraggio degli orsi.
Autore di diversi articoli, pubblicazioni e presentazioni. Membro del Bear Specialist Group dell'I.U.C.N. e della Piattaforma Grandi Carnivori della Convenzione delle Alpi.

 

Dal punto di vista scientifico/ naturalistico, quale voto assegnerebbe al progetto Orso in Trentino ? Perchè?

OTTIMO
E’ considerato da questo punto di vista il progetto faunistico più impegnativo e di successo sino ad ora realizzato in Italia. I dati demografici che riguardano il nucleo di orsi sinora registrati lo attestano.

Non lo diciamo noi (PAT) ma la comunità scientifica, anche quella internazionale, che osserva con estremo interesse quanto è stato fin qui realizzato. Avere raggiunto la minima popolazione vitale (ca 50 esemplari presenti), partendo dai 9 fondatori, in tempi più brevi di quelli previsti dallo Studio di fattibilità costituisce certamente un risultato assai positivo dal punto di vista scientifico/naturalistico. Le qualità ambientali del nostro territorio sono importanti per il mantenimento di un buon grado di biodiversità, orso compreso, ma da sole non bastano. In Austria e nei Pirenei, zone pure ricche dal punto di vista naturalistico, progetti simili sono falliti o hanno comunque dato risultati sinora meno positivi.

All’interno della rete internazionale dei soggetti che studiano ed operano su questi temi, la PAT è ancora un modello di riferimento; allo stesso tempo, ovviamente, c’è molto da imparare da altre realtà, anche per anticipare i problemi gestionali che si profilano. Ad esempio, da tempo osserviamo come altre regioni e Nazioni stanno affrontando la gestione del lupo, che sta ritornando in modo spontaneo sulle Alpi ed in Trentino.

Dal punto di vista dell'impatto socio-economico / immagine del territorio, quale voto assegnerebbe al progetto Orso in Trentino ? Perchè?

ANCORA INSUFFICIENTE
In Trentino l’orso non è mai scomparso; ciò sarebbe avvenuto se non si fosse intervenuti con il progetto Life Ursus. Non si è dunque portato nulla di nuovo, al contrario si è mantenuto nelle nostre valli qualcosa che più vecchio di noi, che abitava questo territorio molto prima dei nostri insediamenti.

Nelle zone del Trentino in cui la presenza dell’orso non è mai cessata, la popolazione ha con esso infatti un rapporto meno problematico, a dimostrazione di come la cultura e la conoscenza che si è radicata nei secoli riduca la paura e l’intolleranza, che purtroppo vengono alle volte strumentalizzate anche per scopi politici non direttamente collegabili all’orso.

Ma nella maggior parte dei casi l’attitudine della gente nei confronti dell’orso, in Trentino, è oggi negativa; i dati attuali sono chiari.

Un’informazione troppo debole, una gestione non così rigorosa dei pochi orsi problematici e la mancanza spesso di informazioni corrette che rettificassero le falsità che si sono dette e scritte per anni, hanno contribuito alla definizione del non positivo contesto sociale e politico attuale.

L’orso ha un grande valore culturale, sociale ed etico che può avere ricadute di immagine, dunque anche turistiche ed economiche, ma in Trentino questo è ancora poco compreso. Il plantigrado è presente in numerossimi simboli araldici, è stato venerato dall’uomo come un Dio, è protagonista nelle leggende, da sempre è simbolo di forza e potenza, che ancora oggi possiamo tradurre anche in una forte carica spirituale.

Accettare l’orso oggi nel nostro contesto significa anche riconoscere che siamo vulnerabili. In un’epoca in cui l’uomo dimostra sempre più di muoversi con arroganza, da dominatore incontrastato di un ambiente naturale delicato e sempre più usurato, la presenza dell’orso nel territorio aiuta a riportarci con i piedi per terra e ci ricorda che non siamo “invincibili”, che ci confrontiamo con forze molto più potenti e complesse, che vanno rispettate, pena la nostra stessa estinzione.

Recenti studi hanno dimostrato come ad esempio in Austria la mera consapevolezza da parte dei cacciatori di perdere lo status di “unici re della foresta”, sia stata la maggior causa di avversione verso la presenza dell’orso nei loro boschi. Il “potenziale economico” dell’orso non è e non può essere la ragione principale per conservare tale specie, tuttavia è dimostrato come esso possa divenire un ottimo marchio distintivo e generare opportunità e sviluppo. Anche in questo l’interazione con la comunità internazionale è di stimolo e numerosi sono gli esempi che potrebbero essere introdotti anche in Trentino: la Spagna, i Pirenei francesi, la Slovenia, o l’Abruzzo, per citarne solo alcuni, hanno costruito specifiche campagne marketing di servizi o prodotti sul tema orso, mentre da noi i segnali sono ancora timidi.

Una recente indagine ha d’altronde dimostrato che il turista medio è molto più attratto che spaventato dalla presenza dell’orso e che sono invece molti operatori turistici trentini a temere il plantigrado, ben più dei loro clienti; quindi è comprensibile che siano ancora poco propensi a svilupparne il brand.

A suo avviso quali sono le principali criticità e/o i punti di forza dell'attuale contesto/rapporto uomo - orso in Trentino?

La comunicazione è ancora debole, cerchiamo costantemente di creare nuovi eventi e momenti informativi sul territorio, produciamo brochure o materiale informativo, ma il personale coinvolto in queste azioni non è dedicato ne specializzato.

Le attività di monitoraggio, gestione delle emergenze, dei danni o dei rapporti transfrontalieri sono tuttavia prioritarie. Non aiuta nemmeno il fatto si sia spesso adottata sul tema orso una linea comunicativa di basso profilo, con la volontà di evitare coinvolgimenti in dibattiti o possibili strumentalizzazioni.

Ma il risultato è che talvolta si appare assenti, distanti e costretti poi a rincorrere l’opinione pubblica disinformata, anziché formarla preventivamente. Non si tratta di fare “innamorare” tutti dell’orso (cosa che non è certo un obiettivo dell’Amministrazione) ma di strutturare in modo più efficace e costante la comunicazione, in modo da far progressivamente conoscere il tema e spostare il dibattito dall’attuale “orso si / orso no” a “orso come?”.

Non è invece un punto debole il monitoraggio: il leitmotiv degli ultimi tempi è: “si è perso il controllo sugli orsi” ma niente è più falso. Al contrario, nessun progetto in Europa ha un livello di monitoraggio così elevato. A parte la fitta rete di osservatori sul territorio che raccoglie centinaia di segnalazioni ogni anno attraverso personale esperto o fototrappole, la genetica è ciò che fornisce i dati più robusti. Grazie al lavoro svolto sul limitato numero di orsi di inizio progetto, è stato possibile “mappare” geneticamente pressochè tutta la popolazione cresciuta in questi anni. In questo modo, oggi, peli o escrementi rinvenuto sul territorio vengono esattamente associati al “proprietario”, un modo estremamente efficace per seguirne discretamente gli spostamenti, evoluzione e salute della popolazione.

Questo monitoraggio genetico è condotto in Trentino senza soluzione di continuità da 13 anni, caso unico in Europa.

Altri punti di forza sono il personale motivato, preparato ed affidabile che sull’orso lavora (agenti forestali, guadiaparco, guardiacaccia, volontari), le in iniziative di supporto, garantite da enti funzionali quali il MUSE e il Parco naturale Adamello Brenta, il buon senso e la pragmaticità che molti trentini sanno sfoderare anche a fronte delle campagne di disinformazione sopra accennate. Il processo di apprendimento della convivenza con l’orso sta proseguendo, nonostante tutto.

Quali i possibili sviluppi?

La PAT sta sviluppando ulteriormente il monitoraggio genetico e con fototrappole. Ciò permetterà di continuare a monitorare nel corso degli anni l’evoluzione dei grandi carnivori sul nostro territorio (orso, lupo, lince) e raccogliere materiale video che tanto prezioso ed efficacie può essere, anche per migliorare la comunicazione / informazione.

Ma è sul piano più strettamente gestionale (emergenze, orsi problematici, gestione dei danni, comunicazione) che si gioca il futuro dell’orso in Trentino e sulle Alpi. Se tali azioni renderanno la presenza di questo vicino, per certi versi “scomodo”, tollerabile, allora esso continuerà a camminare al nostro fianco, certo nei modi e con i numeri che l’uomo deciderà. In caso contrario sarà l’orso a doversene andare dalle nostre montagne, e quella volta sarà probabilmente per sempre.